Una lettera di uno della Pantera a un altro compagno di lotte..senza sentirsi reduci.
caro emilio
noi non dico che “venivamo da lontano” ( che presunzione sarebbe!) ma è vero che l’alta marea ci sorprese che eravamo già in mare e ( forse) sapevamo un pò compitare i segni della bussola e le costellazioni. Ciononostante fu come imparare a respirare a pieni polmoni: non avevamo conosciuto che la bonaccia e le acque basse. Per questo -ciascuno a suo modo-abbiamo continuato a correre i mari ed incontrare altre zattere e altre barche. Itaca non l’abbiamo ancora trovata e forse non la troveremo mai, se non riguardando le mappe che abbiamo tracciato, i volti che ci hanno lasciato qualcosa…che augurio fare ai ragazzi di adesso? Di non fermarsi alla prossima isola, quando la marea calerà, ma di restare con le vele al vento, con noi.
T.
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