Anche a Messina studenti e docenti preparano la mobilitazione contro i decreti Gelmini
Sono al telefono con Peppino Restifo, instancabile militante della sinistra e, soprattutto, professore di storia moderna alla facoltà di lettere dell’università di Messina. Mi faccio raccontare per sommi capi l’assemblea che si è svolta questa mattina in facoltà e le prossime mosse di studenti e docenti.
” abbiamo dovuto cambiare aula, per quanta gente c’era” risponde Restifo ” da almeno quattordici anni non vedevo niente del genere” .
Era dal ‘94 – quando un vasto movimento contro l’autonomia universitaria interessò principalmente i grandi atenei meridionali- che a Messina non prendeva corpo un movimento dalle potenzialità così forti. Lettere oggi era gremita di studenti , molti provenienti da altre facoltà, che hanno discusso con i loro docenti, i ricercatori, gli assegnisti e i precari di ogni categoria, delle conseguenze dei decreti Gelmini e Tremonti, in particolare, del decreto 112 del 25 giugno scorso, sul futuro della formazione.
Nei prossimi giorni la mobilitazione proseguirà in diverse forme: dibattiti sulle riforme nelle prime ore di lezione, didattica all’aperto, assemblee in altre facoltà, fino alla grande assemblea d’ateneo , prevista per il giorno seguente lo sciopero generale della scuola, dalla quale potrebbero scaturire importanti novità.
Ho chiesto a Restifo cosa pensa delle minacce del presidente del consiglio. Il professore non nasconde la sua preoccupazione ma è anche fiducioso rispetto alle capacità che i movimenti di massa hanno sempre avuto di non cadere nelle provocazioni e di respingerle al mittente.
Questa generazione di movimento ha di fronte una classe dirigente determinata a raggiungere i propri obiettivi e priva di scrupoli nel perseguirli con ogni mezzo. La gestione della piazza genovese di sette anni fa sta ancora li a ricordarcelo. In più , per la prima volta nella storia repubblicana, non ci sarà almeno per un po’ di tempo, una sponda parlamentare degna di questo nome.
Ce la faranno i ragazzi del 2008? Lo diranno i fatti, intanto le piazze , le scuole e gli atenei che tornano a riempirsi di slogan e di domande sembrano dirci che si.
T.C.
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