Avellino, una reporter avvista la pantera
Le immagini della pantera riprese ad Ariano da una giornalista della tv locale Canale 58. La troupe era stata chiamata dagli abitanti (foto: Canale 58)
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Ecco, il sito di Repubblica-Napoli ci fa una gradita sorpresa: una pantera si aggira libera e imprendibile per le campagne del sud.
Diciott’anni fa le campagne erano quelle dei castelli romani, ma la pantera -con il suo carico di immaginario che evoca inafferrabilità e grande libertà come oggi annunciava la rottura di una tregua sociale che era durata troppo a lungo, e la comparsa di una generazione che -cresciuta nella desertificazione culturale e politica – si doveva inventare i propri codici comunicativi, le proprie modalità di relazione, il proprio essere soggetto politico, produttore di senso.
Allora fu il fax, da quei giorni oggetto -feticcio delle nuove tecnologie emergenti, a fornire il “sistema nervoso” al movimento, a consentire una rapidità e un immediatezza nella consultazione reciproca , nello scambio di notizie ,nell’elaborazione politica, che non aveva precedenti e che costituì anzi l’embrione delle reti cognitive che avremmo conosciuto negli anni avvenire. La pantera , perciò, si prestò a diventare il simbolo di quel movimento più per la sua eleganza felina e la sua rapidità che per l’allusione ai miti delle generazioni precedenti ( le black panthers le avremmo scoperte dopo e solo i più smaliziati di noi).
Ora-accompagnata da mezzi ben più potenti e pervasivi, Internet, i social networks- la generazione dell’Onda si appresta a crescere in fretta ed a diventare movimento consapevole della propria politicità.
Intanto la pantera ritorna a farsi vedere nelle campagne. A qualcuno potrà far venire in mente il proverbiale spettro di cui scriveva Marx, quello che si aggirava per l’Europa a togliere il sonno a borghesi e pavidi di ogni specie; forse invece non è proprio nulla. Un semplice gatto nero che ha mangiato troppa carne. Ma a noi piace pensarla come il “segnalatore di incendio” di Walter Benjamin: un’ombra che gira per campagne e periferie e ricorda a tutti che “anche se si credono assolti, sono lo stesso coinvolti”.
Tonino
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