Ho appena finito di leggere l’intervista rilasciata dall’ex segretario del PRC Franco Giordano a Repubblica. Qualche pensiero a caldo: In parte mi sento sollevato, perchè la rissa permanente e/o la convivenza con un gruppo dirigente che ha fatto strame dell’esperienza della migliore Rifondazione stava diventando insostenibile.Non posso però non provare ancora una volta anche una rabbia e un’amarezza profonde per come sta avvenendo tutto. Ancora una volta una decisione importante presa con un colpo di testa e annunciata a mezzo stampa, sulla testa di tutte/i i quadri e le/i militanti.
In contemporanea l’annuncio della nascita di una nuova sottocomponente che, costi quel che costi, resterà dentro il PRC; il tutto in un quadro desolante in cui si moltiplicano gli abbandoni individuali e lo sfacelo nei territori- dove ci sono compagne e compagni che vorrebbero continuare ad impegnarsi insieme per cambiare le cose lasciati senza uno straccio di indicazione.
Un percorso cominciato nella fase congressuale all’insegna del rilancio e dell’aggregazione a sinistra finisce così con un “rompete le righe ” generale. Siamo lontani anni luce anche dal grande entusiasmo percepito il 13 dicembre al teatro Ambra Iovinelli. Si dice che l’ora più buia della notte sia quella che precede l’alba. Sarà vero anche stavolta? C’è nessuno là fuori?
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